sabato 16 luglio 2016

RAMON DIAZ

La valutazione delle prestazioni di un centravanti verte sempre ed inesorabilmente sempre su di un unico ed inequivocabile parametro, il gol.
Quando vogliamo analizzare il rendimento o la carriera di una punta andiamo a vederne il tabellino presenze/reti realizzate arrivando anche, calcolatrice alla mano, a stabilirne la reale media realizzativa.
Se il risultato quantitativo non è almeno di 0,5 (il tanto famoso "gol ogni due partite") siamo portati a ritenere bocciato il calciatore in questione, ancorati al vecchio adagio che un attaccante deve fare tanti gol.
Con questa parziale analisi non si dà il giusto merito a quanto un attaccante possa fare per la squadra e quante delle sue giocate possano essere finalizzate per il compagno di reparto o per l'inserimento dei compagni,
Maestro in tal senso è Ramon Angel Diaz, tecnico e rapido attaccante argentino, atipico rispetto alla consueta concezione del suo ruolo.
 

La sua crescita calcistica è davvero rapida, tanto che nel 1978, a soli 19 anni, fa il suo esordio in Primera Division con la maglia del River Plate.
La sua esplosione "mediatica" avviene però nel Mondiale Under 20 del 1979, dove le magie di Maradona ed i gol di Diaz trascinato l'Albiceleste alla vittoria finale.
Il mondo è incantato dalle magie del Pibe de Oro, votato all'unanimità come miglior calciatore del torneo, ma sui taccuini degli addetti ai lavori non sfuggono le otte reti del capocannoniere Ramon Diaz.
Al di là dei gol segnati, l'attaccante del River Plate mette in mostra tutte le sue qualità, maggiormente esemplificate da una notevole tecnica di base.
Diaz ama partire da lontano per dialogare con i compagni, dimostrando un ottimo dribbling ed una rapidità d'secuzione eccezionali.
Dispone di un sinistro potente e preciso che gli permette di essere letale con tiri anche dalla lunga distanza, così come con spettacolari azioni acrobatiche.
A dispetto di un fisico minuto (171 cm di altezza) si fa valere anche nell'area di rigore, dove le sue movenze fulminee lo rendono implacabile nei pressi della porta.
Quello che sorprende tutti è la visione di gioco di Diaz, tanto che sembra quasi di vedere all'opera un trequartista per la facilità con la quale smista il pallone e fornisce preziosi assist ai compagni.
In qualsiasi posizione nei 16 metri avversari sa essere decisivo, anche se la sua preferenza rimane sempre quella di puntare direttamente la porta, differenziandosi così dal tipico e stereotipato attaccante d'area di rigore.
Un simile giocatore diventa ovviamente un punto di forza dei Los Millonarios, con i quali vince due titoli nazionali (1979 e 1981), contribuendo al meglio con gol e giocate sopraffine.
Il suo talento diventa appetibile anche per la nazionale maggiore, con la quale esordisce nel 1979 e con la quale ha l'opportunità di giocare il Mondiale del 1982.
La squadra allenata da Menotti, campione in carica, vola in Spagna con buone possibilità di ripetersi, potendo contare su parte del forte gruppo del 1978 e sulla grande intesa tra Maradona e Diaz, chiamati alla definitiva consacrazione dopo le meraviglie mostrate a livello giovanile e nei rispettivi club.
L’avventura per la compagine sudamericana termina però nel secondo girone, complice la doppia sconfitta patita contro Italia e Brasile.
Proprio contro la Seleçao Diaz segna il suo unico gol nel torneo nell’1-3 finale.
Al termine della competizione si interrompe per sempre il suo rapporto con la nazionale argentina a causa, secondo le malelingue, di presunti contrasti con Maradona.
Ad onor del vero il fuoriclasse argentino ha sempre respinto tali accuse, sostenendo altresì di aver più volte caldeggiato il nome di Diaz per i Mondiali del 1986 e del 1990.
Quest’ultimo diventa oggetto di interesse per diversi club europei tra i quali il Napoli, più lesto di tutti a spuntarla nell’estate del 1982.
 

L’ambiziosa squadra allenata da Massimo Giacomini ha in Diaz il suo attaccante di riferimento, con l’obbiettivo di arrivare nelle posizioni di vertice del campionato.
La stagione non è però positiva e la squadra partenopea termina il torneo al decimo posto, dopo l’avvicendamento in panchina da Giacomini e Bruno Pesaola.
Pesanti critiche vengono rivolte all’attaccante argentino, mai perfettamente inserito nella squadra ed autore di soli 8 gol complessivi, deludendo le grandi aspettative del pubblico e degli addetti ai lavori.
Il suo continuo lavoro per la squadra non viene apprezzato e le tensioni unite allo scarso rendimento complessivo non lo aiutano ad esprimersi al meglio.
Al termine della stagione il Napoli cede Diaz all’Avellino, squadra di buon livello in cerca di un attaccante in grado di farle fare un ulteriore salto qualità.
L’attaccante nativo di La Roja trascorre 3 stagioni nel capoluogo irpino, distinguendosi per ottime prestazioni e mettendo in luce le sue qualità di attaccante a 360 gradi.

Ramon Diaz con Maradona

Le 22 reti da lui segnate in 78 incontri di campionato rendono solo in parte l’idea della sua importanza nello scacchiere tattico dei Lupi: il suo continuo movimento e la sua capacità di giocare per i compagni lo rendono una delle punte più efficaci del campionato, indipendentemente dal numero delle reti segnate.
Nel 1986 passa alla Fiorentina per la notevole cifra di 10 miliardi di lire, dando vita con Paolo Monelli ed un giovanissimo Roberto Baggio ad un reparto offensivo imprevedibile e spettacolare.
La sua presenza è importante soprattutto per la maturazione del giovane talento di Caldogno che fruisce delle giocate di Diaz, con il quale arriva a comporre una coppia offensiva di alto livello.
La squadra non ottiene piazzamenti di rilievo, ma le prestazioni di Diaz sono sempre positive ed importanti, nonostante la media realizzativa non sia elevatissima (17 reti in 53 apparizioni in campionato).
Nell’estate del 1988 quando il centravanti argentino è pronto ad iniziare la sua terza stagione in Toscana arriva a sorpresa la chiamata dell’Inter.
La società milanese di trova all’improvviso senza un attaccanti in rosa, dal momento che l’algerino Rabah Madjer, appena acquistato dal Porto, non ha superato le visite mediche per un problema muscolare cronico.
Su indicazione dell’allenatore Giovanni Trapattoni il presidente Pellegrini ingaggia in prestito Diaz, che va a formare con Aldo Serena una coppia eterogenea e sin da subito letale.
La stagione per la compagine neroazzurra è trionfale, con il campionato letteralmente dominato con il punteggio record di 58 punti in 34 partite.
La squadra beneficia della gran vena realizzativa di Aldo Serena, laureatosi capocannoniere al termine della stagione.
Gran merito di tali realizzazioni vanno proprio a Diaz, che con il suoi movimenti ed i suoi perfetti assist rappresenta molto di più di una spalla per il compagno di reparto.
A tale contributo si aggiungono i 12 gol realizzati ed un intesa perfetta con il resto della squadra, specie con il campione tedesco Lothar Matthäus.
 
 
Tifosi e compagni auspicano una sua possibile conferma per la stagione successiva, ma l’acquisto di Jürgen Klinsmann, costringe l’Inter a privarsi della sue prestazioni.
Diaz non torna alla Fiorentina, proprietaria del suo cartellino, ma passa al Monaco dove gioca due positive stagioni culminate con la vittoria in Coppa di Francia nella stagione 1990/1991.
Durante il periodo in Francia sono in molti a credere in un suo ritorno in nazionale, tenuto conto che alla squadra di Bilardo servirebbe come il pane un attaccante della sua caratura.
Il commissario tecnico non cede però alle richieste, nascondendosi dietro il già citato veto di Maradona (la foto mostrata in precedenza sembra smentire una qualsiasi tensione tra Diaz ed il suddetto Dieguito).
Al termine della sua esperienza nel Principato decide di tornare in Argentina per giocare nuovamente con l’amato River Plate.
Arricchito dall’esperienza europea, El Pelado (suo storico soprannome in patria) risulta decisivo per la conquista di due titoli d’Apertura (1991 e 1993), segnando con buona continuità e ponendosi come un punto di riferimento costante per tutta la squadra.
Nel 1993 a 34 anni accetta la ricca offerta dei giapponesi dei Yokohama Marinos; così come altri illustri colleghi, Diaz diventa uno dei giocatori in vetrina per lanciare il calcio nel Sol Levante, movimento ancora in una fase embrionale.
L’unica stagione giocata dal centravanti argentino è altamente positiva, tanto che alla fine della prima stagione si laurea capocannoniere con 28 reti realizzate.
Nel 1995 dopo 75 presenze e 52 gol totali abbandona definitivamente il gioco del calcio, diventando un ottimo allenatore specialmente in patria, sulla panchina del “suo” River Plate.
Prodezze come quelle di seguito riportate mettono alla luce le qualità e l'irresistibile spunto sotto rete del forte centravanti argentino.
 
 
Ma il valore assoluto di Ramon Diaz non si esprime solo attraverso qualche filmato o soffermandosi a consultare i meri dati statistici.
La miglior risposta sulla sua importanza all'interno di una squadra la potrebbero dare i suoi compagni, consci del fatto che El Pelado è stato uno dei centravanti più intelligenti e completi della sua epoca.
 
 
 
Giovanni Fasani

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